A Volte
CORRISPONDENZE
Dovrei scriverti anziché
Telefonarti,
come diceva una volta mio padre.
Ma sarebbe meglio per noi
Rosicchiare il filo
Della cornetta e
Contare quanti elettroni
Ti mando in un secondo.
Il filo che ci lega è fatto
Solo di piccole masse
Senza massa,
(quasi come il pensiero).
Da Olbia
Quando venivamo da
Olbia
ci appariva
lincubo
di unisola
sospesa nel cielo,
ma non riuscivo a
sublimarlo
in poesia
tanto era
inverosimile.
E forse ancora sta lì
quella paura di
vedersela navigare
addosso,
come un enorme
dirigibile dorsuto.
Vivo Tavolata come
vivo
un affetto rimosso e
il vino
a volte la fa
rigalleggiare.
da scrivere, umana, come se di
nascosto si disciogliesse la ruggine,
lincrostazione maledetta, lolio diventato
morchia;
tutto questo che ci
agguanta, ci metabolizza, ci
digerisce dentro il vortice
dellidentificazione.
Umana, ma senza prendere coscienza
Della nostra morte.
Dobbiamo impadronirci della Morte
Come della Vita.
Essa è parte di noi,
quotidiana,
è lo scommesso moto di scivolamento
della nostra anima;
il risucchio, il rigurgito
di un pensiero abortito.
Una morale immorale,
un tentativo.
Se
Se la sera
Sento
Gorgogliare il fuoco
Della stufa, e le mosche
Schiaffeggiando le ali
Mi scivolano addosso, e il sentirle
(le loro minuscole zampette
ti percorrono il corpo
di continuo)
stamattina un piccione
alle dieci
si mordeva la coda.
TORRE PELOSA
Torre Pelosa era un
sortilegio
Di vecchi mattoni tra londare e venire
Della spuma vermiglia.
E Stintino il miraggio
Del lento disfarsi di
pietra preziosa
(smeraldo)
nel tenero pelago
sardo.
Avevamo
limpressione di nuotare
In una gioia radiosa,
e tu non riuscivi ad
uscirne,
tanta era la tua
sensazione.
_____________________________________________________________________________________________________________________