Ora non rimane
Che un rifiuto di
polvere umana
Deietta da uni spazio
di immoti
O entità di non
sensi.
Il gioco damore
Non ha che da vendere
a fiabe
Più ricche di fate
Distratte ed insulse
Parole di nuovo.
TENTATIVO
e non so se
qualcosa disaccorda
questi fremiti di
tensioni al nulla.
Se al di là della
Pura Immagine
Che incontra stracca
questa orchestra
Di pulsioni oscure
(non mai vere)
sottende una profferta
di Divinità o
di Puro Essere.
Eppure è come quel
lontano assunto
Costretto adeso e
coartato
Dalla forza Amare.
VIOLE
Erano i nostri auspizi
Di più lunghe e
concesse stagioni
Le screziate e solari
violette di maggio.
Disadorne non fulgono
più
Altre pagine di libri
(macchiate).