NOVE
Troppo magro nel suo peso
E nella sua vicissitudine,
e naso greco, grosso, troppo
grosso (come tu dici);
il viso asciutto
adolescente; le gambe
torte come lamiere arse
al sole dagosto, e la
bocca a cuore senza sorriso ormai,
ora ti addita da lontano,
e trasale allo scorgere
pian piano il tuo viso amico,
il tuo calmo furore che
mulina vorticosamente
in un senso strano.
E non so cosa mi lega
A quel tuo amuleto piano
Davorio bianco che leghi
Al collo; forse è la tua speranza,
il proverbio delluomo mite,
o forse il
veder nascere un giorno
il nostro raccolto
(il grano della vita)
come nelle favole
che più non ti racconto.
Inflesso come supplica su te
Riconosco la pura essenzialità
Della tua anima
E il suo latte che mi nutre.
Abbarbicato a te sul seno
Tumido che mi vide nascere di nuovo
Figlio e amante
In un forbito incesto
Di venialità:
a te rimetto i miei peccati
o madre mia
ma non più figlio di preghiera
alle tue cure:
uomo quadro puro
nella sua vera essenza.
Mi cullo dolcemente del tuo
Ventre caldo come la mia
Anima quando lucida piange
Le colpe di tutti gli uomini.
E vorrei espiar le colpe mie e
Quelle di una moltitudine che vanifica
(come Cristo sulla croce)
su te,
novella esemplificazione
della speranza antica.
Le opportune tue
Non rifulgo più mani
Senza aver rappiatto umori.
Solo cencio di frattaglie
Io parlato getto
In nubi opache per la via
E ritengo in fosso
Proprio inciso
Un grande TE.
Le piccole cose
Di questuniverso appoggiato a un filo
Di rame isolato;
conduce la svelta corrente
una sapida ombra di gente,
ma appare solo la notte
la nenia di questa mia mente;
le cose grandiose
di questo unisòno appiattito
ti danno la voglia di essere il trono
di un grande partito.
E ancora una volta ti trovi
Tradito dal gioco di Mediocrità.
Le necessità di un vecchio soldato
Di gloria e di fedeltà
Caduto e sconfitto nel tedio
Di una lealtà.
Non smettere di girarmi intorno
Come unape ronzante
Tu sei il mio unico contorno
Al mio genio danzante;
non smettere di tirarmi addosso
il tuo sesso matto e tenebroso:
mi ridurresti sino allosso
se non riuscissi a fuggir in loco
ascoso.
Non smettere di graffiarmi il viso
Come fai con la tua vita stracca
Finiresti col trovarmi diviso
Tra la gloria e la cacca.
E non leggere questa cantilena matta,
è fatta solo per unanima contratta!
Non so come
Eppure il cielo è sempre quello stesso
Di allora
E tu cantileni ancora
Le accorate note del cuore
E questo non spaura
Al torcer di alberi secchi
Nella tempesta di Novembre
Ormai alle porte.
Sono ormai vecchio come
Il vento.
Sono ormai unusata filastrocca
Testarda che non vuole più finire
E accorta turbina nel meato ancora
Di chi non la vuol più udire.
Nove
Seduto qui per scrivere ancora
Per cancellare una raccolta di versi
Veri in segno di nove
sulla bisaccia vuota che li tiene.
E passata la foga di trasalire
Su ogni albero
Ossesso;
mi segnava la via
che non più percorro ancora.
Mi rimane qualche parola o
Scabro assenso di mortura:
e non riesco a crescerlo
come albero di alto fusto
né come esile gambo di ginepro.
Aiutarmi solo tu che mi tenti
Di raggiungerti in quellintatto mondo
Della moltitudine morta e del silenzio
Stagno sul casolare delle congetture.
corta come il buio di questa città
alluna di notte,
una parola che parlotta
silenziosa con la luna
e ti tiene compagnia.
Certo che no,
ora nessuno si avvicina
alla tetra ora del mattino,
e il cuore si spaura di lontano.
Questo silenzio di anime
È il ticchettio ripetitivo
Di questo gracidare di rane
In riva al fiume nero.
Ti vorrei una parola assorta
Con loro che borbotta in riva
A questa mia anima accorta.
E non rifiutarmi il soffio leno
Del mio temperamento osceno
Di fronte al fronte donda
Che mi scotta!!!
Voglio esserti sincero
Come foglia al vento
Che si lascia trascinare:
non ritrovo più lo spartito
del mio cuore per suonarlo
ancora nel fondo della
mia coltre nera.
Mi cela un significato arcano
Che mi nutre senza svelarsi
E mi lascia andare alle mie pazzie.
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