ottobre

 

BIODOLA

  

Le colombe mi scorgesti

dalla colombaia

trasfondevano bianche;

ma tutto pareva concorde

a un inganno,

un bluffare sconcerto.


COLIBRI’

 

 

 

Ho creduto che

Da qui comincia la divisione

Di ciò che attinge

Sparse focaie di ripensamenti,

e ciò che  non attinge.

 

Fu così che iniziai

Il gioco del colibrì

E le imbeccate

Sullo scommesso moto di scivolamento.


Consolavo piano

La mia sensazione di te:

dei tuoi crucci, dei tuoi desideri

circolari più scossi,

delle tue discordanze dilette,

della tua catenina imperiosa.

 

Ed erano sempre un riecheggiare

Di sottili infanzie dorate;

un salir di corsa la scala

della vita; un ridiscenderla rapida;

un cancello semiaperto dove dovevi

appendere la tua dolcezza:

 ma ormai nessuno

mostrava cadenze alle nostre cadenze:

nessuno più.


ELBA

 

Ti attendevo sulla banchina

mentre scivolavi leziosa

la penna del rimmel sulle ciglia

(confusamente dipingevi le tue gote poi

di un pudore in più:

arrossavi le nerelle prode di Portoferraio).

 

Io domandavo al vigile

Rio Marina e un posto per dormire:

e tu coricavi

Rio Marina, Cavo e Porto Azzurro, giù,

nel fondo del Tuo azzurro.


 

Medicei Lungarni

murelli di fango

tra i folti di muschio e di strame,

arlecchini di acquitrino

arrabattati a confondere le acque d'argento

vi riflettono gli usi dei vostri maestri.

Trascolorate la Leggenda e i primi Principi,

mentre tutto muta

e non raffrena ormai l'acredine,

tracotanza di assassini legali!

Tarderete a rinascere culla, Impero, odi,

o forse solo Ade,

difforme.


Rio Marina  (avventori)

  

Le scale scendemmo:

il mercato di frutta

e dei pesci;

(avevamo comprato i limoni);

garbati avventori stranieri,

una donna svedese:

osservavi le trame, i bisbigli,

le grida trascendere,

e ridevi,

felice.


 

RIO NELL’ELBA

 


 

Sfuggivamo lenti

Come due ladri,

e io nostro sommovimento

era una tempesta quieta,

per lo sterrato irto

la mattina

dalla cala maledetta:

(ed io ti contentavo)

fino a Rio

dove comprammo pietre e il pesce diablo.

Ma era troppo caro

E preferisti l’acqua

Dove ti tempravi e paventavi.

E scendevamo giù per strade corte

A sbafo

Con la macchina che

Non mi era più fedele:

ma tu sì e

prestavi un ritornello

al mio che  non avevo:

e paventavi.

 

_____________________________________________________________________________________________________________