Otto Marzo
Come ombra che macina ombra
che il destino non ci tocchi
ora!
Ti amo come vorresti e non vedi,
e ridovresti temprare il tuo lapis
per ricorreggere il tutto
(quello che non hai cercato)
e che ora dovresti.
Non è tardi e puoi farlo o
Tutto signora, si perde.
Mi tenne tra lo spuntare di
Arsi ramoscelli fangosi,
fragile e giuncosa,
elastica e verde bambina mia,
odorosa del tuo profumo, del mio.
Ora è per te il nostro vagheggiare
Spiagge lontane, e senza futuro
Tu certa insedi.
Ma è un filo di speranza
La tua tristezza selvaggia,
e il salso pianto della tua
anima ribelle.
Non ti bastano gli avviluppi
E il senso del corpo,
non ti accontenti, pernice!
Tu ridi e trafiggi darmonia
Ogni ansia ignota, ogni verzuca
Spinosa, ogni ricettacolo di pensiero,
così per incanto.
Resto piano a consumare
Il fumo del pensiero di te,
donna fra mille la mia,
donna.
Ora tra le strade dei miei approdi
Nascosti ti riscopro celata
Vergine strada del mio io.
E sono freschi i nudi tuoi
Piccoli occhi lanternini di formica
Dolce, col suo fardello sopra,
riesci a sopportare il peso di qualcosa
di una vita, e rinverdichi anche se
pestata dal vento, dalla mollichina di pane
che porti.
Nel tuo buio,
e perquisirti damore
con occhi di falco a pendagli,
piangendo.
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