QUADERNO NERO

 

Voglio raccontarti che ho

Incontrato una bambina:

occhi di donna, corpo di gazzella;

piccola farfalla, diafana zanzara

e annego negli abissi delle

labbra che spalancano

urli nascosti, maestosi abbandoni.

Gracile meringa,

impalpabile come il pensiero

sei come una libellula dell’anima,

ed ogni dove, e vederti

è un sussulto, sobbalzi di me,

ed il vederti nel corpo

di una lepre come quella

prima lirica cancellata dal

tempo, appena un mese fa,

mi fa rimpiangere di lacrime di passione, e

desiderio sempre più.

 

 


 

Ti ho dato le chiavi

di una contingenza;

ti ho consegnato la combinazione

della mia fortezza;

ora sono spogliato di tutto…

PRENDIMI nella notte,

nel giorno che scorre veloce;

ANNEGAMI NELLA GRANDEZZA

DELLE TUE DITA,

STRINGIMI NEI PIEDI INTRECCIATI DI MANI E

NON LASCIARMI ANDAR VIA.

 

 


 

Sento apparire, percepisco

Il frangente, la risacca

Che ripetuta fruscia sullo scoglio,

calma:

questa sera è così la mia

anima appagata,

una congettura dell’Universale,

l’intima essenza del motore

delle cose…

L’ho raggiunto, sono diventato

a TRATTI il Perno,

il Centro del Cerchio,

il motore immobile,

il delirio.

 

 

 


 

Parto nella mente

Per lidi e bagnasciuga

Lividi di odore di te,

quella dolce, dolciastra

essenza del tuo fiore,

e tu che deliri chinata,

appoggiata, abbarbicata

ai neri cuscini urlando

di gioia e ardore,

come un agave della roccia

a strapiombo sull’abisso.

Ti trattengo io nella discesa,

amore,

e annegare…ci sarà dolce.

 

 


 

 

OCCHI DI TRISTEZZA INQUIETA

LACRIME DI ANIMA E DI GIOIA

ASCOSA

TI RIACCOSTO I BATTENTI DEL CUORE,

E MI CHIUDO DENTRO

CON TE.

 

 


 

 

Non v’è nulla che non sia perfetto

E tutto è al suo posto

Tutto è quel giusto

Quella grazia

Nella luce della tua Bellezza

Che deve rimanere

Nei miei cuori

Con la Forza e la Saggezza.

Non spegneremo mai quella candela

Vento e tempesta incorruttibili,

immuni, e perpetua

immacolata fiamma perdura.

Questa sera ti ho donato i guanti bianchi

Per la parte lunare di me:

la metà che vivifica.

 

 


 

 

Ho trascinato sin qui il mio

Inchiostro nell’attesa di te;

ogni dove mi baleni

Marrone presenza dai

Fulvi capelli impalpabili

(un sentore di evanescenze)

Ti aspetto aperto

Della gioia e del dolore

del sacrificio,

un’apocalisse di opposte pulsioni.

Ti aspetto per la penetrante

Comunione di carne e di spirito

Dopo appena un istante

Di eternità.

 

 

 


 

Accorto assorto macina

Di sussulti e fulmini

Di tuono ogni parvenza

Di noi avviluppa

Il mondo , la sfera

Di un intimo di donna

Il tuo frutto proibito

Ed il desiderio di violarti

Osare, osare

Accorti, assorto nella

Delirante notte di sudore

Stropicciato insieme.

Ho voglia di infinito,

lasciarmi andare nell’onda

delle fluttuazioni

del destino,

eternamente trascinato, passivo.

 

 

 

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