RIVELLO

 

  

 

Ancora una piccola primula

In pegno per la nostra vicenda:

e tra l’oscillare sereno del pianto

d’estate un tenue vocio di mare,

che di bieco ci ammonisce.

E siamo sempre nel cerchio

Della nebbia, e i desideri

Ci coinvolgono senza posa.

Vorrebbero un giaciglio,

una foce, nel deserto.

 

 


  

 Archi

Con l’onestà di chi viaggia

Nel delirio, una serena volontà

Di raccontare il mondo e ciò

Che non passa.

Una musica di risalite passioni,

di onorata follia.

Sempre allo sbaraglio, alla

Trincea, senza pendagli,

portafortuna, o altre

diavolerie.

Non possiamo ritornare indietro

Nella guerra del rimorso, ma

solo assaporare ciò che è

o che dovrebbe.

Un ciondolante quintetto di

archi stonati, e una corda

che se ne va, con quel suono scordato.

 


 

Cammino

  

Perso di grandine odorata

E di grande possanza,

susciterai rancori e speranza,

e spezzerai il tagliente della gloria

nel procedere carponi,

senza sentinelle della fede.

 


  

Non riusciremo a cancellare

lo steccato, il muro, l'asfalto

che ci separa dalla vita.

Forse la fortuna approda dove

il vento non alita, e ci trafigge

d'inedia nella ferocia di un attimo.

Non potremo sovvertire ciò che

rimane di un nodo, di una smagliatura

di fazzoletto.

La ricchezza sta solo nel fondo

dell'anima, e l'assaporarla

risparmia il dolore.

 


 

RIVELLO

 

 

 

Imbrogliato di viscide lacrime

Il mio errare si inceppa su te,

ed il tentennare a nuova fortuna,

rivello di forza sbalzata

fuori da non so dove,

ci invischia.

 

Senza il rovesciamento dell’anima

Non potremo continuare!

Roventeremo la pietra refrattaria,

e ci sentiremo più eterni ancora,

ed il paraggio risuonerà dalla

foresta infuocata, e noi colà correremo.

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