VERSETTI GIOVANILI
ALLO SPECCHIO
Mi guardo allo
specchio rotondo:
son vivo
ma vivo di che.
Sto attento e riguardo
sul fondo:
perché.
CAMPANA
Freddi rintocchi di
bronzo,
figura di madre nel
buio.
Parole gettate nel
vuoto,
vuote parole di scusa:
rimorso.
Una bara di legno, una
rosa,
e i soliti rintocchi
ossessivi:
è festa.
Ho dimenticato di
scriverti
Luisa.
Era da molto che non
parlavo.
Era da tanto che non
toccavo
Mani dalle mie mani.
E scrivevo ancora
poesie.
Ho dimenticato di
baciarti
Labbra nelle mie
labbra dalle mie labbra.
Lo sapevo che eri una
bambina;
palpitavi nel cuore
il debole lamento dei
poeti:
che la vita è una
cicala
e canta e tace (nel
buio).
Come ti ho dimenticato
Luisa.
Cercando sempre e
sempre non trovando.
Ed eri pure bella
Luisa,
nel vestitino color di
pensiero.
E venivi a prendermi
per mano,
eppure ho dimenticato
di parlarti.
Sei sempre la stessa
Luisa
Ma ora
senzocchi:
non riconosci il tuo
poeta:
ora mai più.
Il lago che parla
Mi dice della vita.
Il lago della mia
anima
Muore lentamente.
I pesci rossi
Non giocano più con
lui:
sono scomparsi.
Le code a forbici
Gridano di gioia
E volano felici.
La stagione del
tiepido vento
Mi muta in uccello
E la gioia mi grida di
dentro.
Le code a forbici
Gridano di gioia
E volano felici.
La stagione della
tiepida morte
Mi muta in demonio
E la rabbia mi scuote
di dentro.
Ti vorrei giocare.
Ti vorrei volere sul
corpo di una lepre.
Ti vorrei scoprire il
dilemma della contingenza,
il problema del tutto.
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